martedì 3 luglio 2012

Una vera doppia campionessa!

TENNIS - Con Pam Shriver, Martina Navratilova detiene la più lunga striscia di vittorie in doppio. Ecco alcuni aneddoti sul doppio: da Emerson ai Bryan, passando per McEnroe-Fleming, citando McMillan, la Hingis e l'amore per il doppio ai tempi di Bill Tilden...Sapete qual è l'unico tennista ad aver vinto tutti e quattro gli Slam sia in singolare sia in doppio? 



Martina Navratilova
Martina Navratilova
Nel constatare la nobiltà decaduta del doppio gli esperti ricordano come anni fa, ma neppure troppi, lo giocavano le migliori racchette, mentre ora solo pochi campionissimi ci si dedicano se non per entrare in forma o come sorta di allenamento del gioco a rete.
È curiosa la storia del doppio!
Per un gioco nato nelle classi altolocate il doppio era occasione sociale più del singolare e, per motivi galanti, lo era di più la versione mista. Ne "Il giardino dei Finzi-Contini", Giorgio Bassani, esperto e aficionado del tennis, descrive una scena esemplificativa della funzione sociale del gioco.
Fino a una ventina d’anni fa, forse qualcosina in più, il doppio era una specialità giocata e seguita, vista anche l’importanza rivestita nella Coppa Davis, manifestazione molto più sentita che oggi.
Per svariati motivi, ad esempio l’impegno fisico ben più logorante che una carriera da singolarista comporta ai nostri tempi, il doppio viene giocato praticamente solo da amatori o specialisti, ma con qualche eccezione, come nel caso di Flavia Pennetta.
Sicuramente, come diceva nel 1991 lo specialista sudafricano  Frew McMillan (re di Wimbledon in coppia con l'australiano poi naturalizzato sudafricano Bob Hewitt) , il doppio viene considerato come una buona merce che un negoziante non mette in vetrina; però un conto era assistere a incontri di Newcombe, McEnroe o Navratilova, un altro paio di maniche è veder giocare tennisti di secondo piano.
Valga su tutti la dedizione della Navratilova appena citata: con Pam Shriver costituì la miglior coppia di doppio femminile. Anche la Shriver era piuttosto brava in singolare; a sedici anni e due mesi fece finale agli US Open perdendo da Chris Evert. Curiosamente, però, non seppe più ripetersi.
La sua grande abilità fu però la scelta della compagna: cadde su Martina Navratilova. Meglio non poteva trovare. Giocarono insieme dal 1981 al 1988 e poi nel biennio 1991-1992. Dopo un inizio buono, ma non eccezionale, da aprile 1983 (sconfitte da Anne Smith e Billie Jean King, altra grandissima che si cimentava spessissimo nel doppio) vinsero 109 partite consecutive realizzando il Grand Slam nel 1984 e perdendo in finale a Wimbledon 1985. Insieme vinsero 78 titoli tra cui 7 Australian Open, 5 Wimbledon, 4 US Open e 4 Roland Garros. Martina disse nel 2004 che il doppio le era sempre piaciuto per lo spirito di squadra  e perchè per giocarlo bene devi essere una tennista ancora più completa. Sse lo dice lei…
Anche l’altra Martina (Hingis) diceva: "Più gioco in doppio e più miglioro in singolare!".
Per contro, la miglior coppia maschile di sempre, almeno a sentire Peter Fleming è questa: John McEnroe con chiunque altro. Peter Fleming, dicendo questo, fece professione di modestia:  fu suo compagno dal 1979 al 1984 e assieme vinsero 7 Slam! Insomma anche lui non era poi così male.
Rimane certamente un po’ d’amarezza in chi visse le epoche d’oro del doppio. Roy Emerson disse nel 2004 che il suo record di 28 titoli dello Slam, 12 in singolare e 16 in doppio, sarebbe rimasto imbattuto: "Infatti nessun top-player lo gioca più!"
Emerson, detto "Emmo",  è stato l'unico tennista ad aver  vinto i quattro titoli dello Slam sia in singolare che in doppio...
Bisognerebbe allora tenere a mente quello che diceva l’arguto Bill Tilden: “La gente ama più il doppio del singolare perché corre meno, ha qualcuno  cui imputare le sconfitte e qualcuno con cui brontolare mentre gioca”.
Ad ogni modo, il doppio ha anche qualche handicap: se non volete incorrere in discussioni fratricide (come tuttora mi capita, a distanza di anni dalla prima e ultima partita giocata con mio fratello) non giocate il doppio con vostro fratello. Ciò a meno che non siate gemelli e il vostro cognome sia ... Bryan!

Pubblicato su Ubitennis il 15 febbraio 2011

Nemo propheta in patria...

TENNIS - Da dove nasce la solenne tradizione tennistica di profetizzare eventi e situazioni puntualmente smentiti? Nadal e Federer sono stati i primi a essere definiti “finiti” per poi far impallidire gli avventati addetti ai lavori? Ecco una serie di pronostici e valutazioni clamorosamente smentite. Il primo a dire una...castroneria fu addirittura Spencer Gore, primo vincitore di Wimbledon!




segura
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Un’altra annata tennistica è appena iniziata. Le racchette s’incrociano, i bookmakers affilano i pallottolieri, gli appassionati s’infervorano famelici dopo un lungo digiuno di quasi un mese!, e i commentatori azzardano pronostici. Sembra però che il tennis si presti in maniera particolare alle previsioni fallaci. Certo, con il senno di poi sarebbe tutto troppo semplice e qualcosa si dovrà pur dire ai microfoni o scrivere sui giornali, ma attenzione novelle Cassandre, la storia di questo sport è lastricata, oltre che di buone intenzioni, anche di affrettati giudizi!

Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le stagioni.
Qualche chicca: l’allenatore tedesco di Davis, dopo che Steffi Graf, perse contro Lori McNeil al primo turno di Wimbledon 1994 da detentrice del titolo sentenziò: “L’era Steffi Graf è finita!”. La Graf vinse altri 7 titoli dello Slam. D’altra parte, quando la campionessa tedesca era una debuttante di soli 13 anni ed era appena stata battuta 6-4 6-0 nel torneo di Filderstadt in Germania nel 1982 si era anche sentita dire dalla vincitrice e pluricampionessa Tracy Austin che “ce n’è centinaia di ragazze così in America”.

Invece Gunther Bosch, dopo aver smesso di allenare Boris Becker nel 1987 azzardò: ”Boris ha bisogno di tantissima concentrazione e forza di volontà… Non penso giocherà ancora per molto”. Bum Bum smise 12 anni dopo, nel 1999 vincendo ancora parecchio…Già, le previsioni sulla durata delle carriere! Si potrebbe scrivere torrenti impetuosi d’inchiostro sulle errate valutazioni. Oltre a Boris, altri tre dei più longevi e grandi campioni si sono sentiti dare del “finito” molte volte.
Nel 1956 Pancho Gonzalez, allora ventottenne dovette sopportare l’illustre collega Ted Schroeder dargli ancora un anno di carriera. Pancho si ritirò quando era ben dentro la quarantina. Su Agassi, il capitano della Davis inglese, David Lloyd, ironizzò: “Non batterebbe neanche mia mamma. Andre è finito”. L’americano vinse altri cinque Slam. Pancho Segura, allora ex coach di Jimmy Connors (che sia una prerogativa degli ex coach sbagliare clamorosamente queste valutazioni?) affermò che Jimbo avrebbe smesso in due-tre anni (allora ne aveva 25) perché con così tanti soldi guadagnati non avrebbe più avuto stimoli agonistici. Sapete tutti come andò la carriera di Connors---Certo, il buon Pancho Segua non sarà ricordato per la sua lungimiranza; su McEnroe alle prime armi valutò: “Se è il nostro miglior giovane siamo in un grosso guaio. È leggerino!”.

Chiaramente i commentatori, anche se grandi giocatori, sono più esposti a dare valutazioni quantomeno azzardate. In questo articolo di Danilo Princiotto sono riportati alcuni azzardi di Mats Wilander. Per fortuna ci sono giornalisti che c’azzeccano. Rino Tommasi racconta di essere affezionato a Stefan Edberg perché in una conferenza stampa predisse che lo svedese avrebbe vinto Wimbledon entro 5 anni. Per fortuna della credibilità del grande giornalista la profezia si avverò proprio al quinto anno.

Ma da dove parte questa bella tradizione di sbagliare grossolanamente le previsioni? Il tennis ce l’ha nel sangue: nel 1877 l’inglese Spencer William Gore, primo vincitore di Wimbledon sentenziò: “Il tennis è noioso: non sfonderà mai!”. Per nostra fortuna, non fu buon profeta in patria…

Pubblicato su Ubitennis il 6 febbraio 2011

I quarti delle nobili: Serena Williams vs. Petra Kvitova

Day 8 a Wimbledon: arrivati ai quarti femminili, focalizziamo l’attenzione su un match di interesse intergenerazionale, la detentrice del titolo, Petra Kvitova, contro la plurivincitrice del piatto d’argento Serena Williams.


I quarti delle nobili: Serena Williams vs. Petra Kvitova
..avessi io du' bicipiti così..
 
 
Siamo arrivati ai quarti del tabellone femminile con ancora qualche match degli ottavi maschili da giocare a causa della pioggia che ieri ha rallentato il programma dei Championships. Tra questi incontri c’è la partita che vi abbiamo presentato ieri, Kohlschreiber vs. Baker, che potete rileggere qui e che è stato riprogrammato sul campo n. 12 alle 12,30.

Tra le regine del tennis mondiale si inizia a fare davvero sul serio. Alla vigilia degli ottavi c’era già chi pregustava sfide tra nomi altisonanti, ma dopo la prematura estromissione di Venus Williams sin dal primo turno, ieri sono cadute le teste coronatissime della Clijsters (presumibilmente all’ultima partecipazione a Wimbledon), della Ivanovic per mano dell’Azarenka, ma soprattutto della Sharapova che perde anche la testa della classifica generale e che si era presentata con tutti i favori del pronostico. Anche le nostre tre italiane in gara non ce l’hanno fatta a superare gli ostacoli che si frapponevano tra loro e un risultato eccezionale come i quarti londinesi. La giovane Giorgi ha ceduto, come si poteva prevedere, alla n. 3 Radwanska; Robertina Vinci, meno prevedibilmente, all’austriaca Tamira Paszek; la veterana Francesca Schiavone ha invece perso lottando tenacemente da Petra Kvitova.

Proprio Petra Kvitova sarà protagonista del match clou odierno che andiamo a illustrarvi. La ceca, detentrice del titolo, affronta infatti Serena Williams, la quale ha vinto questo torneo per ben quattro volte, arrivando in finale in altre due occasioni. A quasi 31 anni, Serena è ancora considerata da qualche addetto ai lavori la miglior giocatrice del panorama muliebre, a patto che abbia davvero voglia di giocare e a patto che riesca a mantenersi in una condizione fisica anche solo sufficientemente adatta a una manifestazione come i Championships.
Risplende il fascino di uno scontro generazionale, Serena avrà sicuramente voglia di dimostare alla parvenu Petra come si gioca a tennis sui prati di Church Road; d’altro canto la Kvitova non cederà il titolo facilmente. Prevista una sfida di potenza fisica quasi maschile. Noi vediamo favorita Petra in quanto Serena ha attraversato momenti di grossa difficoltà negli ultimi mesi, in particolare al Roland Garros e a Wimbledon dove ha sudato parecchio in quasi tutti gli incontri finora disputati.

Numero quattro al mondo, la mancina Kvitova ha quasi dieci anni in mano di Serena, meno esperienza forse, ma una straripante aggressività che sui campi in erba rende molto di più che su altre superfici. A parte l’ultimo incontro con Francesca Schiavone ha sinora sempre avuto vita facile, anche se in questa edizione non è stata mai impegnata severamente da giocatrici sempre di classifica nettamente inferiore alla sua.
Tra loro due gli head to head vedono in vantaggio per due a zero la giocatrice di colore che nel 2010 affrontò la ceca battendola nettamente agli Australian Open e poi a Wimbledon, in semifinale, con il punteggio di 7-6(5) 6-2. Allora Serena era n. 1 al mondo, la Kvitova navigava oltre la cinquantesima posizione WTA ed era la rivelazione del torneo. In questi due anni Petra ha vinto il titolo e lotta per la prima posizione.
Saprà l’ex regina incontrastata tenere testa alla giovane principessa che detiene la corona londinese?
L’arena della sfida sarà il Centre court e le due nobildonne giocheranno dopo Ferrer vs. Del Potro.

Il programma completo della giornata lo trovate qui.

Articolo pubblicato su Vavel il 3 luglio 2012

lunedì 2 luglio 2012

Il lunedì degli ottavi

Day 7 a Wimbledon: continua la corsa al titolo maschile per Djokovic, Murray e Federer, per il femminile se lo contendono Serena Williams, Sharapova e le “giovani” Kvitova e Azarenka. Altri match però ci affascineranno: la nostra stella emergente Camila Giorgi e la favola di Brian Baker su tutti.

 
Il lunedì degli ottavi
..Baker ha già vinto il suo Wimbledon..
Tutti in campo i singolaristi e le singolariste ancora in gara per gli ottavi dei Championships. Giornata emozionante, pioggia permettendo. L’Italia guarderà al tabellone femminile con fiducia e speranza. Riflettore tricolore puntato tutto sulla nascente stella Camila Giorgi. Nel tabellone maschile invece si incrociano le speranze inglesi riposte su Murray, gli occhi degli aficionados dei grandi campioni, ma anche l’interesse per alcuni giocatori meno famosi.
Cogliamo l’occasione dunque per presentarvi uno dei match più incerti, ma anche uno dei più emozionanti dal punto di vista umano: Philipp Kohlschreiber vs. Brian Baker, che si terrà per ultimo sul court 12. Se il tedesco Kohlschreiber è abbastanza conosciuto tra chi segue abitualmente il tennis, l’americano Brian Baker sta facendo parlare di sé negli ultimi mesi. Eppure sono quasi coetanei (rispettivamente 28 e 27 anni) e quindi dovrebbero essere ugualmente famosi. Baker però ha una favola da raccontare, ma soprattutto da vivere.
Partito da n. 458 del mondo a gennaio, si è presentato a Wimbledon da n. 126. Ha superato le quali e ora giocherà il quarto turno dopo aver battuto Machado, Nieminem e il talentuoso Paire nel tabellone principale, ma soprattutto dopo aver battuto sei anni di inattività forzata dovuta a cinque operazioni chirurgiche, di cui diverse all’anca, che gli hanno fermato una carriera decisamente promettente, anche alla luce dei risultati successivi: gli juniores che batteva regolarmente ora sono tra i primi dieci al mondo!
Quest’anno sembra definitivamente l’anno del rilancio e noi glielo auguriamo di tutto cuore, visto anche il talento innegabile di questo giocatore che oggi si trova ad affrontare un altro giocatore baciato dagli dei del tennis, ma a cui manca forse la tenacia che Baker ha dimostrato nel tenere duro e coltivare il suo sogno di rientro.
Nessun precedente tra i due, noi vediamo però leggermente favorito il tedesco che quest’anno ha fatto un’ottima campagna sull’erba che precede Wimbledon e ai Championships ha sconfitto Haas, fresco vincitore di Halle, e il giustiziere di Nadal, Rosol. Il programma completo della giornata di oggi, con Federer e Djokovic in campo.

Articolo pubblicato su Vavel il 2 luglio 2012

Il Biscotto Sudamericano

Il giorno dopo la vittoria dell'Italia sulla Germania il ct della Spagna, Del Bosque, ha dichiarato di non essere assolutamente pentito di non aver fatto il tanto temuto, al di qua delle Alpi, “biscotto”.

Ringraziando gli spagnoli (anche se è come ringraziare un topo d’appartamento di non esserti entrato in casa) vi riproponiamo il biscotto più famoso occorso tra due nazionali, volutamente tralasciando il famigerato 2-2 tra Svezia e Danimarca del 2004.
Si racconta, infatti, che anche a latitudini sudamericane la sportività alle volte latiti. Se poi è una giunta militare che organizza un mondiale, che ci tiene particolarmente a far valere le proprie ragioni patriottiche con le buone e/o con le cattive, allora possiamo capire come un portiere di origini argentine, tesserato per un club argentino, che si trova a giocare un Mondiale nel 1978 in Argentina, ma che difende la porta del Perù proprio contro l’Argentina, la quale Argentina deve vincere con tre reti di scarto segnandone almeno quattro, non si impegni proprio al massimo (usiamo pure questo eufemismo) e subisca 6 gol. Ci sono voluti 29 anni perchè il portiere Quiroga ammettesse la cosiddetta mermelada peruana (marmellata peruviana). Ne passerà forse ancora qualcuno perché sia fatta un po’ di luce anche sul biscotto scandinavo.

Ci rimane però la curiosità di sapere, e questo difficilmente ci verrà spiegato, come mai tutte queste combine abbiano nomi di dolciumi, visto che spesso risultano indigeste, almeno per qualche palato.

Nel frattempo consigliamo di non scommettere sulla volontà di fare completa luce su questi episodi, visto anche il vizio nazionale di puntare a colpo sicuro, previa telefonata.

Pubblicato su IG43 il 22 giugno 2012