martedì 26 giugno 2012

Gardnar Mulloy e i biglietti alla Regina

TENNIS - Wimbledon da sempre richiama la tradizione, l’etichetta, il comportamento compassato. Ma se un americano incontra la regina Elisabetta nel Centre court, le conseguenze possono essere imprevedibili, anche nel 1957. 





Quanti modi ci sono per prepararsi a Wimbledon? Ogni anno c’è chi vola a Londra facendo carte false, chi si assenta dall’ufficio a ore improbabili con scuse impossibili per poi confidarti “beh, è l’esordio di Roger” con fare cospirativo. Chi poi non fissa riunioni per rimanere attaccato alle nostre dirette scritte. Chi ricorda i Wimbledon della gioventù “Ah, se Lendl avesse potuto giocare con questi campi...”; chi si rilegge le biografie di McEnroe, chi quella di Connors.
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Per questa edizione numero 126, noi vogliamo invece entrare a Church Road dai cancelli della memoria, respirare un po’ di quell’aura tennisiticamente mitica che più che in ogni altro luogo permea i mitici campi verdi con righe in bianco gesso.


Lo facciamo ricorrendo a un episodio occorso al più anziano vincitore di Slam ancora in vita, l’americano Gardnar Mulloy. Nato a Washington nel novembre del 1913 è conosciuto soprattutto per i risultati nel doppio: quattro volte vincitore con Bill Talbert ai campionati americani (gli odierni US Open) e una volta a Wimbledon, nel 1957, in coppia con Budge Patty sconfiggendo nientemeno che gli australiani Fraser e Hoad. Mulloy aveva allora ben 43 anni. Discreta anche la sua carriera di singolarista, visto che raggiunse una finale agli US Championships e una semifinale ai Chanpionships londinesi. Fu membro della squadra Davis americana vittoriosa nel 1946, nel 1948 e nel 1949. Dal 1972 è nella Hall of Fame e da sempre la sua vita è legata al tennis. Basti pensare che nel 1996 donò una coppa, che ora si chiama Gardnar Mulloy Cup, da assegnarsi ai vincitori di un torneo a squadre nazionali della categoria degli ottuagenari. I paesi del Nord America e dell’Europa ogni anno se la disputano, nello spirito e nella tradizione dell’antica Davis Cup. Da quando aveva dieci anni e i suoi ricordi sono legati alla fatica di dover accudire il campo dietro casa costruito dal padre a oggi, il tennis è stato l’epicentro della sua vita, e lui stesso ha dato molto al nostro sport. Ad esempio quando da allenatore della squadra di tennis dell’Università di Miami scelse di puntare su Pancho Segura in barba alla burocrazia americana.


Ci siamo imbattuti in questo bell’articolo a firma di Neil Amdur per il New York Times di circa due anni fa. Ricordando l’uscita del secondo libro di memorie di Gardnar Mulloy, As it was (pubblicato nel 2009 e tuttora rintracciabile in Amazon per circa 20 dollari), veniamo a conoscenza di un curiosissimo aneddoto risalente al 1957, l’anno della vittoria in doppio per Mulloy e Patty, che ci riporta a un’atmosfera d’antan che in molti rimpiangono forse mitizzandola, ma che ancora ricercano all’interno dei Doherty gates.


Più che un aneddoto è quasi un incidente diplomatico. L’ambientazione è nientemeno che il Central court, il momento è la consegna del trofeo da parte della Regina Elisabetta. Ma dobbiamo fare una premessa. Qualche anno prima Gardnar aveva conosciuto l’allora principessa reale a uno dei party che fanno da cornice a Wimbledon. Con l’impudenza tipica degli americani (un british di certo non si sarebbe mai e poi mai rivolto così a un membro della famiglia reale) chiese: “Ma come mai non era presente nel Royal box?”. A cercare di smorzare il tono intervenne Lady Crossfield, la padrona di casa, che ricordò gentilmente al tennista come ci siano anche altre incombenze per i reali d’Inghilterra. Di rimando, come se parlasse alla principessa, azzardò Mulloy: “Pensavo non fosse riuscita a trovare i biglietti: nel qual caso glieli avrei potuto procurare io”.


Ritornando al 1957, al Central court, incontriamo il nostro Gardnar che inchinatosi, come rituale prevede, alla regina le chiede se per caso si ricordasse di lui. “Yes, Mr. Mulloy,” disse la Regina “la ricordo piuttosto bene. In effetti oggi ho avuto qualche difficoltà a entrare in quanto non vi siete ricordato di lasciarmi nessun biglietto”.Abbiamo trovato molto British questo colloquio e molto Wimbledoniano il divertente siparietto. Chissà che cosa rimane al giorno d’oggi di quest’atmosfera un po’ compassata, ma che proprio per questa sua caratteristica ha spesso saputo regalare di questi buffi momenti.


Nel corso di quell’intervista abbiamo incontrato anche un notevole giudizio da parte del quasi centenario campione. Sostiene infatti che, più delle racchette, la vera rivoluzione per il tennis moderno furono le palline. Prima della Seconda Guerra Mondiale (di cui Mulloy è un reduce) le palline erano fatte di un cuore di pura gomma grigia; data la scarsezza di materie prime, le palline cambiarono diventando come le conosciamo oggi: formate di una più sottile sostanza gommosa sintetica che le rendono più leggere e difficili da controllare. Ecco quanto conta la memoria tennistica!


In un altro articolo del 2011 che abbiamo scovato e che potete leggere qui Gardnar Mulloy ci svela le sue preferenze tennistiche. Alla domanda su quali siano i giocatori che preferisce guardare risponde: “Roger Federer. Tra le donne Little Mo come modo di giocare, perchè era una grande giocatice di serve & volley e giocava a tutto campo. Con lei ho giocato in doppio misto, e questo un po’ mi influenza. Anche Alice Marble mi piaceva. Era una gran ragazza. Invece non mi piacciono molto le ragazze di oggi; come dice Pancho Segura: non giocano più a tennis, ma a ping pong. Il che vuol dire, sempre uguale tutto il tempo.”




Pubblicato su Ubitennis il 26 giugno 2012
http://www.ubitennis.com/sport/tennis/2012/06/26/734844-gardnar_mulloy_biglietti_alla_regina.shtml


e su Vavel il 27 giugno 2012


lunedì 25 giugno 2012

Ultime prove prima di Wimbledon


Bilancio dell'ultima settimana di preparazione in vista dei mitici campi londinesi che quest'anno ospiteranno anche le prove olimpiche. Clijsters rientra bene, benissimo il nostro doppio di punta Errani-Vinci, così così Pennetta e Schiavone. Seppi conferma la finale a Eastbourne, ma trova un buon Roddick, giustiziere degli italiani in questa settimana.

 
Ultime prove prima di Wimbledon

Settimana scorsa ancora dedicata alla preparazione di Wimbledon con i due tornei combined di s'-Hertogenbosch e Eastbourne. Da oggi infatti si fa sul serio sui verdi campi londinesi, i più famosi del mondo.
Discreta settimana per i colori azzurri con la coppia Errani-Vinci ancora sulla cresta dell'onda. Ma andiamo con ordine:

HERTOGENBOSCH

Nel torneo dei Paesi Bassi c'era curiosità per vedere la belga Kim Clijsters rientrante dopo un lungo periodo di stop e in cerca di allenamento sull'erba. Kim ha però dato forfait prima delle semifinali a causa di un problema agli addominali: è comunque un ritiro precauzionale che non pregiudica la sua partecipazione ai Championships. Nel frattempo ha battuto la nostra Schiavone per 6-3, 7-6. Malino la Pennetta che ha perso 6-1 6-1 dalla minore delle sorelle Radwanska che, raggiunta la finale approfittando del ritiro della Clijsters, ha poi perso da Nadia Petrova 6-4 6-3.

Grosse soddisfazioni invece ci vengono dal consueto doppio Errani-Vinci che vincono il settimo trofeo stagionale, loro primo su erba, battendo ancora, dopo il match del Roland Garros, la coppia russa Kirilenko-Petrova con il punteggio di 6-4 3-6 11-9.

La coppia Pennetta-Schiavone si era invece ritirata nelle semi proprio contro il duo russo per un problema alla coscia destra di Francesca (anche questo è comunque solo un ritiro precauzionale).
In singolare c'è però da registrare la sconfitta a sorpresa della Vinci contro la Flipkens e della Errani in tre set dalla Bondarenko nel primo turno.

Tra i maschietti, delusioni azzurre con Starace che si ritira contro Cipolla al primo turno, ma Flavio perderà subito dopo. Lorenzi sconfitto invece da Malisse.

Sarà poi David Ferrer ad aggiudicarsi per il secondo anno consecutivo l'Unicef Open battendo in finale Philipp Petzschner 6-3 6-4.


EASTBOURNE
Ad Eastbourne invece, il giustiziere degli italiani è stato Andy Roddick. Il campione statunityense, che sta vivendo una stagione decisamente deficitaria sia sul piano del gioco che sul piano, probabilmente, delle motivazioni personali, trova ancora un po' di smalto sull'erba e infatti liquida prima Fognini in tre set nei quarti, per poi domniare Seppi in finale 6-3 6-2. Non ce l'ha fatta Andreas a confermare il titolo vinto l'anno scorso, ma ha comunque fatto un buon torneo battendo ottimi giocatori come Harrison e Kohlschreiber.
Tra le donne, vince contro pronostico Tamira Paszek su Angelique Kerber per 5-7 6-3 7-5.


UN SGUARDO AL SORTEGGIO
Ma che sarebbero questi tornei se i giocatori non intravedessero sullo sfondo la chimera dei cancelli di Church Road? Diamo dunque un'occhiata ai tabelloni che come sempre faranno anche un po' da ago della bilancia del destino di qualche giocatore.

I MASCHI
Per gli italiani primi turni abbastanza semplici, tranne forse per Fognini opposto al volleatore Llodra e per Lorenzi che avrà vita dura contro Mahut, due francesi tosti, capaci sull'erba, per questi nostri due ragazzi avvezzi invece al mattone tritato.

Buon sorteggio per Rafa Nadal che avrà vita facile nella prima settimana, meno per Murray, che oltre alla consueta pressione dovrà subito affrontare Davydenko. Accettabile il percorso per Federer, finito nella metà di Djokovic che, se da subito, se la vedrà con un vicnitore di Slam come Ferrero, poi avrà vita abbastanza agevole nell'attesa (di tutti) del primo incontro con lo svizzero sull'erba.

LE FEMMINE
Sul fronte femminile, curioso derby italiano già al primo turno tra Flavia Pennetta e Camila Giorgi. La Errani, per cui c'è molta curiosità nel vederla in azione, la qualificata Coco Vandeweghe. La Schiavone pesca la wild card locale Laura Robson mentre la Vinci la wild card aussie Ashleigh Barty.
Segnaliamo invece alcuni incontri interessanti già dal primo turno: Kim Clijsters (BEL) v Jelena Jankovic (SRB), la sorpresa del Roland Garros Petra Martic (CRO) v Sabine Lisicki (GER), un possibile scontro al secondo turno tra Radwanska e Venus Williams. Altre sorprese o perlomeno incontri incerti non dovrebbero esserci, almeno sulla carta, prima della seconda settimana.


Articolo pubblicato su Vavel il 25 giugno 2012
http://www.vavel.com/it/tennis/171671-ultime-prove-prima-di-wimbledon.html 

giovedì 21 giugno 2012

Coccodrillo e coniglietto (Parte 2)

TENNIS - Vediamo come si è sviluppato il rapporto tra moda e tennis dall'epoca dei pionieri ai giorni nostri. Un tempo fecero scandalo i pantaloni corti di Bunny Austin, mentre oggi è tollerato praticamente ogni eccesso. L'unica eccezione riguarda il "sacro" bianco di Wimbledon, che nel 1985 Anne White provò a sfidare con un improponibile costume...bandito nel breve arco di una notte! 



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Come anticipato la scorsa settimana, oggi ripercorreremo qualche episodio della storia del tennis che coinvolge il business e alcune innovazioni del nostro sport legate al commercio e alla moda.
Iniziamo con l’archetipo di tutti i tennisti che si danno alla moda: René Lacoste (1904-1996); un fuoriclasse, 7 slam in singolare e due Davis, ritiratosi per motivi di salute a soli 25 anni all’apice della carriera. Fu il primo giocatore ad allenarsi metodicamente per supplire a un talento tennistico che era grande, ma non eccelso: per questo inventò la prima macchina spara palline. Le sue doti principali sul campo erano la regolarità, l’intelligenza, la tenacia: ecco perché il soprannome di Coccodrillo gli calzava a pennello. Il marchio nacque per una scommessa con il suo Capitano di Davis che gli promise una valigia di coccodrillo se avesse vinto una partita importante; iniziò poi a portare un coccodrillo ricamato nelle divise con cui scendeva in campo. Dal 1933 iniziò la carriera nell’abbigliamento che lo rese famoso in tutto il mondo; a lui si deve l’uso diffuso delle maniche corte invece delle lunghe maniche fino ad allora consuete e l’uso di una marca ben visibile nelle magliette. Ancora più importante è la sua invenzione del 1963: la prima racchetta in acciaio che in America era distribuita dalla Wilson. Della differenza delle racchette di legno con quelle d’acciaio disse alla presentazione della Wilson T2000 nel 1967: “Non importa quanto ben fatta sia una racchetta di legno: non ce ne sono due uguali. C’è sempre una differenza di tocco o di bilanciamento. Con l’acciaio è possibile produrre racchette che concordano nelle più piccole specifiche”.
A lui contemporaneo fu Henry Wilfred “Bunny” Austin, elegante tennista inglese, finalista di tre Slam tra il 1932 e il 1938. Fondamentale il suo contributo alla nazionale inglese che con Fred Perry vinse la Davis Cup nel triennio 1933-1935. Parliamo di lui in questa paginetta perché è entrato negli annali come il primo tennista ad indossare i pantaloncini corti! Accadde nel 1932 a Forest Hills. Il suo coraggio però di indossarli a Wimbledon di fronte alla Regina Mary (ultraconservatrice) fu straordinario e avvenne nel 1933. Dopo qualche minuto di imbarazzo la Regina comunque si sedette e guardò il match fino in fondo… “Coniglietto” Austin (era infatti soprannominato Bunny dal personaggio di un fumetto dell’epoca) fu anche lui attratto dalla tecnologia al servizio del tennis: per qualche tempo giocò infatti con una racchetta che aveva un manico a tre segmenti e che era concepita per favorire l’aerodinamicità dello strumento e la manovrabilità da parte del giocatore. Quel modello fu utilizzato praticamente solo da lui, non ebbe infatti molta fortuna, ma testimonia che in quell’epoca ci fu una grande e innovativa spinta tecnologica e, come detto, di una moda concepita per favorire il comfort dei giocatori.
Niente a che vedere con le novità modaiole degli ultimi 30-40 anni quando sembra che le innovazioni siano solo il frutto di una aggressiva strategia commerciale e pubblicitaria. Oppure del cattivo gusto, fate voi. Che dire ad esempio del sobrio costume di Anne White?
Siamo nel 1985 e White incontrava Pam Shriver nel campo n. 2 di Wimbledon presentandosi vestita con una tuta attillata completamente bianca (nomen omen). Dopo il secondo set la partita venne interrotta per oscurità, ma alla ripresa, nel giorno seguente, Anne indossava un normale completino comune all’epoca. Cos’era successo? Che i giudici di Wimbledon bandirono quel tipo di costume come “non tradizionale”; d’altra parte bisogna dire che ESPN elesse quel completino “il peggiore del secolo”. Non tutte le scelte coraggiose e controcorrente pagano…

Anche Agassi, soprattutto nella prima parte della carriera, era animato dalla voglia di stupire il mondo con il suo tennis e, soprattutto, con il suo look. Tanto da far dire a Lendl che Agassi, allora diciassettenne, era: “A haircut and a forehand”. E tutti ci ricordiamo i suoi completini e il suo essere testimonial privilegiato e ambitissimo di una nota marca d’abbigliamento sportivo.
Forse proprio con lui si è passati a un modello di commercializzazione e di uso dell’immagine molto più aggressivo e ossessivo che ci ha portati a dove siamo ora.
Molti top players hanno ormai linee d’abbigliamento o comunque di prodotti legati alla moda: da Federer con la sua linea di cosmetici alla Sharapova e alle sorellone Williams, per citare i casi più noti. Sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo, con i giocatori a creare le proprie linee di moda, come il nostro Sergio Tacchini o come il modello di tutti, Lacoste.
Rimane forse una differenza, piccola e sostanziale che si può riassumere nel giudizio di Bill Tilden su Lacoste e che differenzia molti tennisti di quell’epoca con i colleghi che oggi si lanciano nel mondo della moda: “Nella perfezione dei suoi colpi è una macchina… Ma, più di questo, egli è un affascinante e colto gentleman”.

Pubblicato il 21 dicembre 2010 su Ubitennis

Coccodrillo e coniglietto (Parte 1)

TENNIS - Tennis e Moda: un binomio solo dei nostri tempi? Come si è sviluppato il commercio legato al tennis (o viceversa) e da quali stimoli era inizialmente partito? Da Lacoste alla Sharapova passando da Anne White (chi?) e da Agassi. Le polo griffate col coccodrillo, ma anche le prime macchine sparapalle. E poi: sapevate chi è stato il primo a scendere in campo con i pantaloncini corti? 

 

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Nella storia del tennis c'è un solo coccodrillo: René Lacoste.
Tutti conoscono il brand Lacoste per le linee d’abbigliamento, i più ferrati in materia (come i nostri amici di Ubitennis) sanno anche che fu un grandissimo giocatore.
Meno persone sanno che nell’epoca in cui Lacoste giocava e iniziava a pensare alle polo con il coccodrillo impresso a caldo, c’era un altro giocatore, bravo (tre finali negli Slam) che aveva in mente l’innovazione tecnica e d’immagine del nostro amato sport: Henry Wilfred “Bunny” Austin.
Fin dalle sue origini il tennis si è caratterizzato come uno status symbol. Di conseguenza ha imposto delle regole distintive a partire proprio dall’abbigliamento. Alcune di queste regole sopravvivono ancora oggi: tutti sanno, ad esempio, che a Wimbledon i giocatori e le giocatrici si devono vestire prevalentemente di bianco.
Da quando però la moda è passata da essere elemento di distinzione ad avere potenzialità commerciali, ecco che l’abbigliamento è guidato sapientemente anche dal mercato, che lo ha fatto diventare ancor di più uno status symbol. Esempio: chi veste Adidas (tanto per non far nomi) non vede di buon occhio chi veste Nike, e così via… Ancor di più, nel campo delle racchette chi sceglie una marca lo fa spesso per imitazione del proprio campione preferito, o sceglie anche “contro”: quanti federeriani comprerebbero Babolat?
Questo meccanismo affonda le proprie radici negli anni ’20 e ’30 del Novecento quando alcuni ottimi giocatori, dal notevole carisma, iniziarono a innovare qualche aspetto dell’abbigliamento e degli strumenti utilizzati sui campi da tennis. Tra le donne, Suzanne Lenglen accorciò le lunghissime gonne d’ordinanza per potersi muovere meglio e “danzare” volteggiando e saltando nelle partite. Lacoste, oltre alle magliette e al lob carico di top spin inventò anche la prima macchina spara palline (quella che Agassi nella sua recente autobiografia definisce il dragone: si veda la traduzione per Ubitennis di Alessandro Mastroluca. Bunny Austin fu invece il primo ad indossare i pantaloncini corti! Un elemento ora scontato per tutti, ma che non lo era di certo nella sua epoca.
Ecco, tutte queste novità erano dettate essenzialmente dalla volontà di migliorare il proprio gioco. Certo, a loro modo fecero scandalo nel nostro piccolo mondo della racchetta, ma nacquero per amore del tennis; e come tutti gli amori che escono dalle convenzioni della propria società non possono creare altro che scandalo.
Invece, nella seconda metà del Novecento, molte mode introdotte sono state fonte di indignazione, ma la grande differenza con i tempi “pioneristici” è che crearono scandalo solo per il gusto della provocazione. Quasi fosse fine a sé stesso o, nel peggiore dei casi, fosse guidato da una strategia commerciale. Ora vediamo tutto ciò in maniera evidente, e ormai ce ne siamo quasi fatta l’abitudine.
Tutto ciò è frutto di un lungo processo che chiaramente non è limitato al mondo della racchetta, ma coinvolge tutti gli altri ambiti della nostra società.
Nella prossima puntata cercheremo di vedere qualche episodio che riteniamo indicativo di questo processo.

Pubblicato il 14 dicembre 2010 su Ubitennis

martedì 19 giugno 2012

La Svezia solo per l'onore

Ibrahimovic e compagni giocano stasera una partita per loro ininfluente contro la Francia. Pur non avendo nulla da vincere cercheranno di difendere il proprio onore davanti ai tifosi.

 

La Svezia solo per l'onore

Allo Stadio Olimpiyskyi va in scena alle ore 20.45 l'ultima partita della Svezia agli Europei 2012. Dopo i Leoni tocca ai Galletti testare Ibra e compagni che però stavolta non si giocano nient'altro che l'onore e qualche punto da riportare in terra scandinava. Su questo il capitano gialloblù è stato perentorio: gli svedesi sono arrabbiati per come è andata la campagna europea, e quindi i francesi sono avvisati; la Svezia giocherà per vincere. Certo non sarà facile contro i Blues che devono mantenere le distanze dall'Ucraina e giocarsi il primo posto con l'Inghilterra. Allenatore e capitano sono concordi nel ritenersi soddisfatti del gioco espresso, di come siano sempre andati in vantaggio e di come abbiano tentato di imporre il loro gioco. Perdere o vincere ora non conta più. Conta la qualità del gioco e su questo reputano di essere sulla buona strada per costruire una Svezia più solida di quella vista nelle ultime settimane.
Sul futuro della Nazionale Ibra assicura il suo impegno a fianco del tecnico Erik Hamren anche per il futuro. Ribadisce il suo dispiacere per le sconfitte, ma sostiene anche che questo sia uno stimolo per il futuro. Ci sono poi parole anche per la sua squadra di club, il Milan, che lui vuole aiutare a vincere anche nei prossimi due anni di contratto che lo legano alla società di Via Turati. Passando ai dettagli della partita, il ct Hamren annuncia che Elmander non giocherà a causa dell'infortunio al piede. In dubbio Elm che verrà valutato stamane. Rimane chiaramente l'amarezza di dover lasciare Kiev, ma la Svezia potrà giocare senza pressione impegnandosi comunque al 100%.

Per i tifosi svedesi rimane dunque solo da sperare che da questa edizione degli Europei non esca uno spogliatoio troppo fratturato al suo interno. La reazione dei loro beniamini sarà determinante per infondere un po' di ottimismo ai supporters giunti fino in Ucraina.

 
France football formationSweden football formation