martedì 19 aprile 2016

Cammino di San Benedetto - terzo giorno - Eremo di San Biagio (Subiaco)-Trevi nel Lazio - 19 aprile 2016

Ore 8:00 messa al Sacro Speco. Sembra una barzelletta da preti: sapete cosa fanno 3 benedettini, una francescana, una salesiana e due pellegrini? Finitela voi, la barzelletta.. Noi siamo corsi a fare colazione..
Colazione e procacciamento pranzo: abbiamo deciso che dobbiamo mangiare di più; e ora sapete il motivo vero del fare un pellegrinaggio invece delle Maldive!
Ci aspetta la visita guidata allo stupendo Santa Scolastica. Come due smemorati ci scordiamo di visitarne la biblioteca (famosa in tutto il mondo), sarà deformazione professionale?
Poi alle dieci finalmente si parte, undici chilometri bucolici risalendo l'Aniene come dei salmoni. Il tempo è gradevole, il sentiero in ombra, in solitudine, dislivello quasi impercettibile: che noia! La perfezione non l'auguriamo a nessuno..
L'unico episodio degno di nota è l'attacco di un bruco sganciatosi da un ramo al passaggio del sottoscritto..
Però intravediamo un unicorno brucare:

..unicorno che bruca..
Finalmente è l'ora della pappa e del cambio della Sacra Sindone che ogni santo giorno si forma sotto lo zaino dello scrivente, costretto a sciacquare i panni in Aniene:
..lo sciacquone in Aniene..


..la sacra sindrome..
A parte ciò incontriamo mucche stradali e i primi dolori ai polpacci per la salita a Trevi nel Lazio.
..muuucche d'asfalto..
Perlomeno incontriamo un'ospitalità eccezionale in Luisa, che ci fa da eccellente guida per due orette assai interessanti lasciandoci poi nelle mani di ristoratori che a  colpi di fettuccine ciociare, vino Cesanese del Piglio (quello giusto) e pecorino fritto ci ricordano come il movimento ruttatorio intorno all'asse digerente sia ciò che fa muovere il mondo!
..cibo e vinello fanno il pellegrino allegrello..
A questo punto non rimane che chiudere la porta 
..forse..
..e rintanarci nel nostro bozzolo..
..il brucaliffo..


lunedì 18 aprile 2016

Cammino di San Benedetto - secondo giorno - Gerano-Eremo di San Biagio (Subiaco) - 18 aprile 2016

Dolce è il risveglio al suono di asini raglianti e riscaldamenti a palla. Per ripicca rubiamo il pane fresco alle suore (ma hanno iniziato loro: come si fa a mettere la nutella in frigo che poi per spalmarla devi usare l'accendino sotto il cucchiaino tipo Trainspotting?). Come controsgarbo ci spennano che manco degli strozzini, e allora penso bene di tenermi la loro chiave in tasca (poi ci pentiremo amaramente e gliela rispediremo da Subiaco - la famosa conversione sulla via di Subiasco).

Secondo la guida la prima deviazione dobbiamo prenderla dopo il cimitero verso via della Fossa. Ce ne guardiamo bene e andiamo a diritto in un bel sole quasi estivo, tra glicini in gran forma e in quasi solitudine. È una tappa fatta apposta per allenarci, visto che finora si era fatto solo montaggio/smontaggio mobili IKEA (maldidos!). Fino a Subiaco siamo in una bella campagna laziale, tra colline un po' troppo ripide per essere riposanti e l'Aniene addomesticato dai cartari sublacensi.
Non è male neanche l'ingresso a Subiaco, dal ponte medievale di San Francesco. Alziamo lo sguardo e mutuamente decidiamo che oggi la Rocca non fa per noi. Vale più il pellegrinaggio alla casa natale di Gina Lollobrigida, nata anche lei il 4 luglio..
..il 4 luglio 1927..
Meglio andare subito ai monasteri di Santa Scolastica, e al Sacro Speco, il monastero costruito sopra alla grotta ove Benedetto trascorse i primi tre anni a Subiaco, forse perché in centro c'era già all'epoca un po' troppo traffico..
A Santa Scolastica, sorella di Benedetto, arriviamo quando ben due scolaresche impazzano nel cortile della foresteria. E ci andiamo a piedi perché il trenino lillipuziano non lo vediamo passare, sarà in mini-ritardo?
..ciuff ciuff..
Su, la porta del convento è chiusa, e siccome non piove e non tira vento non bussiamo, ma mangiamo pane raffermo e prosciutto cotto nello zaino addossati al muro.
Dopo l'immeritata sosta saliamo ancora all'altro monastero che nel frattempo apriva alle 15:00. 

- Non si fanno visite guidate se non a gruppi -, ci informano.
Tipo questi:
..noi e loro, e basta: misteri della globalizzazione..
Siamo comunque ripagati dal luogo mozzafiato e dalla bellezza degli interni e dal primo scatto rubato a Francesco, che non aveva né le stigmate né l'aureola, ma si chiamava ancora solo Fratello Francesco: un po' come vedere una foto di Maradona prima che diventasse El Pibe de Oro. In compenso c'è il bue volante..
..fa sempre un certo effetto vedere il bue api in una chiesa cattolica. 

Dopo il bue con le ali non rimane che salire all'oasi di pace dell'eremo di San Biagio. Mi stupisco che il cellulare prenda così tanto, ma non sono le influenze celesti, quanto la mega antenna costruita in cima alla montagna.. Supponiamo che anche Radio Maria prenda benino..
Se 24 ore fa abbiamo mangiato troppo, oggi si tende decisamente verso la frugalità. In compenso ceniamo con una suora 93enne con una lucidità che mai ho posseduto né possiederò.
E non possiedo più neanche scorte di viveri, mangiate dalla consorte in preda a una crisi di fame chimica.. E pensare che esattamente un anno fa si mangiava abbondantemente e in stupenda allegria..

Cammino di San Benedetto - primo giorno - Firenze-Gerano 17 aprile 2016

È sempre bello lasciare Firenze. Al mattino di una domenica di primavera.
Il sole splende gentile ancora, i ciclisti ronzano benevoli, il traffico è contenuto e lo smog di prima mattina ci solletica le narici. In via Nazionale, tra una macchina parcheggiata e un'altra, c'è anche chi si dedica alle proprie perversioni domenicali: il mai abbastanza vituperato lavaggio della macchina. Ossessione diabolica contro cui neanche San Benedetto può molto.
Il nostro pensiero è ancora fermo alla notte prima e alle porte dell'armadio IKEA (I Know Every Anathema) che ci hanno vinto e resi esausti fino a tarda notte.
Non si capisce come, ma prima di un viaggio sembra quasi necessario preparare i bagagli come ultima cosa, a orari antelucani e poi dormire mai abbastanza.
Quasi peggio, invece, è farsi il viaggio in treno tra logorroici (la logorrea è una malattia) e scolaresche il cui peggior elemento è l'insegnante..
A Tiburtina, poi, per andare da un binario a quello vicino ti fanno fare il giro allegramente del centro commerciale, tra soldati armati fino ai denti e pellegrini con bastoni che atterriscono gli addetti delle FFSS.
I quali si rivelano ottimi cacciatori di cavallette, le quali invece spaventano indifese giovani burine..
..homo lavator machinis..
All'arrivo a Mandela abbiamo con somma gioia due caffè pagati e le credenziali. È molto più dura trovare la strada giusta, e infatti sbagliamo subito al primo bivio (cos'è la destra? Cos'è la sinistra?). Mezz'ora in più lungo l'Aniene non è poi così male, e comunque abbiamo bisogno di allenarci.
Ancora più difficile per il sottoscritto è telefonare al B&B prenotato per disdire (su gentile e ferma insistenza della consorte, la quale ha sempre ragione..)  la prenotazione: i sensi di colpa sono sempre dietro l'angolo, lì sotto lo zerbino.
La giornata però arride, il sole cuoce già e ci incamminiamo bel belli lungo la statale a dolci curve, senza ombra ma con centauri vogliosi di fare garetta a chi sfiora di più il pellegrino..
Almeno il profumo della primavera è stemperato dalle grigliate in riva al fiume. Noi, per pranzo, verdure bollite avanzate dalla cena prima.. Sigh..
La strada è dolce, gli uccellini canticchiano (leggasi: le cornacchie gracchiano) e non succede nulla. Nessuna nuova, buona nuova in questi casi.. Ovviamente i refusi ci rincorrono anche qui, mancano elle a bollettini, mentre Lucia e Marco si amano FOUR EVER..
Passano i chilometri e prima di andare dalle suore che ci aspettano a Gerano (una volta) è proprio il caso di concedersi una Nastro Azzurro - la birra preferita dai pellegrini di San Benedetto. Bevi responsabilmente. Dalle sorelle della Sacra Famiglia del Cuore Spezzato di Gesù Salvatore del Mondo Mondiale Apostole della Buona Novella ai Quattro Continenti e Cinque Oceani ci ritroviamo in una casa vacanze dal calore ospitale di un nosocomio. Il loro nome è secondo solo alla lunghezza della password per il Wi-Fi:

Almeno le due sorelle (di diversi genitori, visto che una è bianca e l'altra di colore, nero) ci serviscono e riveriscono. Anche perché siamo gli unici ospiti.
Lo scrivente sperimenta anche dei ristoratori microsonni fino all'ora di cena lasciando vigliaccamente le incombenze pratiche a chi è comunque più esperto.. Poi le ristoratrici ci mettono a dura prova con doppie porzioni di pasta ai peperoni e pollo evidentemente morto affogato nel burro.
Urge dunque passeggiata digerente. Nonostante il pericolo reale di perdersi tra i deserti vicoletti, riusciamo a raggiungere un bar frequentato da un'interessante selezione di abitanti locali che si prodigano nel dare spettacolo e dimostrazione viva e vivace della parlata, della tonalità e delle bestemmie locali. Paese che vai, turpiloquio che trovi..
Al ritorno alla magione siamo accolti da un bel rumore di caldaia accesa (il karma lo sa, e dove vai e con chi vai) e da un tepore che solitamente è d'uso solo in certune regioni tropicali ad altissimo tasso di umidità. Tutto questo fino alle ore 23:19, ora in cui la sorella caldaista smette di spalare carbone nella fornace e si ritira nella sua camera ardente..
Almeno il cielo stellato della terrazza adagia graziosamente una succulenta ciliegina sulla torta di questo primo giorno.

sabato 26 dicembre 2015

Lisboa dìa 4 - 26/12/2015: Ultima extaciò, Experança...

Dovrebbe essere un giorno dedicato a un rientro soft: programmiamo una visita a un museo vicino all'albergo, ma la nostra ineffabile guida ci dà indicazioni errate ed è chiuso.

Allora corriamo come dei matti a Belém a vedere il monastero - manuelino estupendo - dei Geronimi (non gli Indiani d'America, quegl'altri, quelli che li convertivano a forza di alcool...)!

Tensione prepartenza e ne scopriamo pure il motivo: volo ritardato di 7 ore che passiamo nella sala check-in a guardare una mucca su un tetto di un negozio di chincaglieria... Per fortuna la Ryanair ci dà un buono di 10 euro convertito in birra portoghese immantinentemente.

..muuuuu..

Poi, già che ci siamo, invece di volare a Pisa ci fanno scendere alle 2 di notte a Bergamo, ci caricano su un pullmann e con sole 12 ore di ritardo arriviamo freschi come delle rose a casina: 

Lisboa, il Fado l'ha inventato chi t'ha conosciuta!

venerdì 25 dicembre 2015

Lisboa dia 3 - 21/12/2015: A Dança da Poupança..

Missione di oggi: comprare regalini nel paese della dança da poupança (la danza del risparmio)..
..W a Dança..
..la pantera nera..
Dopo la colazione respingente degli hotel moderni ci imbuchiamo fin da subito nella metro alla volta dello Estadio da Luz, lo stadio della luce, dove Eusebio ci consiglia di comprare la sua maglietta del Benfica per amici e parenti: altrimenti pallonate in faccia..
Consiglio ben accetto. Ma ci consiglia male su dove comprare l'acqua. Un centro commerciale dove vigono regole incredibili sulle code. Una fila unica, disperante, di portoghesi non certo amanti della fretta e casse a chiamata.. Affascinante, non avessimo poco tempo. Per fortuna ci sono le macchine automatiche per chi ha pochi oggetti: aiutati da non meno di 5 portoghesi riusciamo anche a pagare e ci involiamo verso la prossima meta, l'Alfama e la Cattedrale. Lasciato il sole della zona alta ci ritroviamo nelle nebbie oceaniche del Tago, da dove ci inerpichiamo verso le alture tra i vicoli arabi. Suggestivo, da mancare il fiato, viste le pendenze e i prezzi dell'oggettistica fatta a mano.


..glen glen dlen dlen..
La cattedrale è gotica, ma anche un po' romanica e costeggiata dai tram elettrici guidati da babbi natali in maniche corte. Non ci resta che salire ancora al castello munito da difese possenti: 8 euro e 50 per delle rovine? Battiamo in ritirata verso il meritato pranzo.
Avendo individuato il posto ("caratteristico", "per locali") ci introduciamo timorosi e l'omino tuttofare ci consiglia per del porco asado e delle polpette di bacalhau: il tutto con riso e patate fritte.
Ormai siamo pazienti e c'è tutto il tempo per osservare i lisboneti. Molto gentili, tanto che un vecchietto mi mostra, puntando il dito, dov'è il lavandino in bagno per lavarsi le mani e dove ci si asciuga. Non ce l'avrei mai fatta da solo..
Dopo il leggerissimo pranzo nel frantoio-friggitoria risaliamo con il tram elettrico fino ad altre chiese rigorosamente chiuse (in quanto è lunedì, e le chiese lavorano di domenica). Ci chiudiamo anche noi in noi stessi e in camera: il sonno ha la meglio..
..Warhol in salsa portoguese (al bachalau)..
Ne usciamo solo richiamati dalla potente voce del Fado. Vladimiro ci aveva prenotati un posticino in una incantevole strada per turisti bacalhau dove tutti ci invitano a mangiare da loro (dopo cena tutti ci offrono hashish e marijuana, e io sospetto di non essere vestito esattamente come un lord inglese dell'Ottocento).
Purtroppo la prenotazione è andata persa, ma troviamo ugualmente posto accanto a due polacche ubriache come cosacchi che ridono per oltre 45 minuti. Poi inizia il Fado, a tristeça, o scoramentu, a saudade.
Alla prima pausa utile ci volatilizziamo come beep-beep e scendiamo alla ricerca dell'ultima cosa che ci manca prima di lasciare Lisboa: la gingjinha.
Caratteristico liquore alla ciliegia venduto in locali specializzati frequentati da gente di dubbia vita.. Evidentemente come il sottoscritto..


Caro Pessoa, la verità è questa:
sai qual è la risposta al perché dell'universo
e al significato della vita e di tutto? 
C'è giusto il tempo di spiegare a Pessoa qualcosa sulla vita e sul significato della stessa, prima di ritornare all'hotel, racchiuso tra gli aerei che ci passano sopra verso l'aeroporto e il Nocturno 76: noto strip club, ma di cui trovo sempre la porta chiusa.. Se suono due volte penseranno sia il postino? Qualcuno sa quante volte suonano i postini in Portogallo?