lunedì 12 febbraio 2018

Cose narrate che ho imparato ieri (11 febbraio 2018) a Cintoia


..il rovescio della medaglia della guida..







Finalmente abbiamo ripreso a fare delle escursioni con Le Vie Narranti (gruppo escursionistico della guida Paolo Burrini) e, come sempre accade con lui, abbiamo imparato diverse cosine e assistito a eventi fantasmagorici.











1.     Innanzitutto abbiamo scoperto dov’è Cintoia! E poi io ho scoperto che esisteva l’Acqua Cintoia (nel secolo scorso) e che veniva venduta in un comodo cartone in tetrapak (immagine non disponibile)

..di là..
..abbiamo visto tanti castelli molto antichi: ancora in bianco e nero..

2.       Poi i cani operai – i famosi cani con la tuta blu. E quelli volanti..


..cane operaio..





















3.      Poi abbiamo visto i ponti per le gabelle: dove passavano le pecore ora ci passano i pecoroni motorizzati

..colorati, ma rumorosi e puzzolenti.. e dire che si voleva fuggire dallo smog cittdino..

4.       Poi abbiamo visto cascate di velluto


5.       Il famoso basolato romano fatto a strati, da cui Strada


6.       Alberi addomesticati dall’uomo per essere d’aiuto nelle vigne


7.       Poi abbiamo ascoltato il racconto mitico di Ciparisso
..stavolta la racconto grossa..

8.    E guadato fiumi, trasportando animali e salmerie in braccio!

..vengo anch'io, anzi: mi ci portano anch'io..


E infine, ma soprattutto, un vero e proprio insegnamento di vita:
Portarsi sempre delle scarpe di ricambio quando si fa trekking, specialmente in inverno.
Le macchine tendono altrimenti a sporcarsi…




Cartolina finale




mercoledì 27 settembre 2017

New York New York - day 8 - September 9, 2017

La partenza per il ritorno.
New York è la città che non dorme mai, ma per noi sarebbe stato decisamente troppo puntare a vedere l'alba dopo una qualsiasi di queste giornate non piene, bensì stracolme fino all'orlo. E quindi confessiamo che abbiamo cercato di dormire non appena possibile e per quanto possibile.
Nonostante ciò, o proprio per questo, fare la valigia al mattino prima di partire è sempre un azzardo, e quindi la tecnica del sottoscritto è stata quella di radunare tutto su un letto e poi cercare di giocare a Tetris cercando di vincere ogni schema.
Il gioco successivo è stato quello di portare armi e bagagli in centro a New York - ma qual è il centro di New York? -, e poi fare le ultime cose in programma. Essendo le valigie grandi quasi quanto la stiva dell'aereo, le abbiamo abbandonate a un'agenzia specializzata il cui padrone, secondo noi, deve farsi almeno una piscina al mese con i soldi dei turisti che vi lasciano il peso di tanto shopping... e poi via alla volta della missione più importante: assaggiare il cheesecake newyorkese!
Proprio dietro Times Square si trova uno dei posti più famosi per tale dolce (molto dolce!), una fetta del quale farebbe anche bella mostra in vetrina da Tiffany, e fare colazione da Tiffany sulla quinta strada si sa che sarebbe uno dei sogni preferiti dagli amanti del cinema, pertanto optiamo per una fetta di cheesecake che si chiama qualcosa tipo il ballo del Diavolo del Dragone che osa mangiare tanto cioccolato da far impallidire Willy Wonka e difatti non è stato possibile, in due, finirla in una sola sessione.. ci son volute addirittura due riprese, come su un ring, per assorbire tutto quello zucchero e quel burro! Ma ormai è ufficiale: per me il miglior cheesecake lo farà sempre Sabrina..

Drogati da cotanto zucchero in vena corriamo come impazziti a fare le ultime compere tanto che quando arriviamo al check-in dell'aeroporto siamo costretti a fare la danza della valigia del turista spendaccione, e quindi nell'atrio dell'aeroporto abbiamo aperto le valigie e redistribuito i carichi in modo da non superare il limite imposto dalle compagnie aeree. Questo la dice lunga di quanto sia pericoloso fare shopping a New York!

È stato invece piuttosto complicato lo spedire le ultime cartoline, perché non siamo riusciti a trovare cassette delle lettere in città e, nonostante la lezione impartitaci a Rodi, ci ricaschiamo un'altra volta: siamo costretti a chiedere a qualcuno all'interno dell'aeroporto di imbucare le cartoline per noi, perché anche in aeroporto non ci sono le cassette, le buche delle lettere..
Ci proviamo con un signore distinto della compagnia aerea ma dice che è una cosa che lui proprio non può fare, e, come succede in questi casi, se hai bisogno di un piacere o di un favore, le uniche persone che ti aiuteranno saranno quelle che fanno i lavori più umili, quindi chiediamo a un operatore della pulizia dell'aeroporto se quando va a casa può imbucarci le cartoline e quello accetta molto volentieri e con un bel sorriso!

Per il resto non rimane che provare la pizza, che ancora non avevamo assaggiato, finire l'acqua di cocco (che tra l'altro costava quanto l'argento liquido) e imbarcarsi, lottare per avere un posto vicini (alla fine ci siamo ritrovati dietro la coda dell'aereo: quando il pilota atterrò ad Amsterdam noi eravamo ancora in Galles) e poi mangiare il rancio (che tra l'altro son convinto che contenga delle droghe rincoglionenti), guardare qualche film, bere due birre e aspettare che il pilota non impazzisca tutto d'un colpo.

Poi torni in Italia e piove..
Alcuni lo chiamano shock da rientro!

..l'ultimo saluto ad Abramo Lincoln: impareggiabile guardiano di cappelli e capelli..

..prima di prendere l'aereo, perché non farsi lucidare le scarpe? Sciuscià!

..la lauta cena in quota e la birra Sweetwater..

..il temibile cheesecake..

Pizza! E la mafia e il mandolino?

..bye bye Nuova York..

domenica 17 settembre 2017

New York New York - day 7 - September 8, 2017

Venerdì: inizia il weekend e per "riposare" rinunciamo a una cosa che ci eravamo ripromessi di fare e che invece faremo la prossima volta, unitamente a circa altre milleeduecento (anzi, milledugento) attività che sarebbe bello fare a New York.. Jogging a Central Park! Invece optiamo per una visita guidata di Central Park a piedi, con una guida.. Guida che non guida, cioè guida in retromarcia e non si rende comprensibile.. Cioè, fossimo americani capiremmo pure, e invece passiamo due ore a guardare il nostro Virgilio d'oltreoceano camminare all'indietro come i gamberi (shrimp, Bubba) e parlare ininterrottamente in slang accelerato come fosse antani con l'ammutinamento a destra..
Però Central Park è Central Park ed è come calpestare un set cinematografico vastissimo, e incontrare le persone più strane..
Già che c'è, la guida litiga con un emulo di Michael Jackson perché tiene la radio troppo alta.. Almeno ci pare di capire.. 

E poi ci porta davanti al Dakota Building e ci racconta le ultime ore di John Lennon e la doverosa sosta a Strawberry Fields.
Com'è giusto, qui la visita finisce e noi ci dileguiamo alla chetichella (anche per non dargli la mancia) e ci addentriamo nel West End alla ricerca di cibo. Variazione sul tema: sandwich con pastrami (il pastrami è una popolare specialità gastronomica della cucina romena di solito a base di manzo, ma anche di maiale e di montone. Altre varianti le troviamo in Turchia e Israele) e patatine fritte; Sabrina tenta di farsi fare un'insalata greca, ma deve lottare per farsela condire solo con olio e sale. Non si capisce perché gli americani si offendano quasi personalmente se non ci metti almeno dello yogurt, o non chiedi una insalata di Cesare..

Dopo il lauto e nauseante pranzo (per capirsi, buono ma stucchevole) via di shopping nei negozi di vintage e in seguito di corsa al Museum of Modern Art, per gli amici MoMA, dove il venerdì aprono le porte aggratis. Ergo, abbiamo dovuto lavorare di gomiti come Tassotti per farci largo nei piani. E ugualmente non siamo riusciti nemmeno ad avvicinarcisi a celebrità come La notte stellata di V. van Gogh. In compenso l'osservazione dell'umanità a contatto con l'arte, senza l'ostacolo del biglietto, è stato ben più istruttivo.
Esempio: coppia di italiani, commento davanti a un quadro: «Oh, fotografalo quello, che è famoso». Tempo di permanenza davanti al quadro suddetto: 15 secondi scarsi, insomma il tempo di una foto col cellulare.
Utilità della visita? Fosse un poster sarebbe uguale; l'ardua sentenza..

Comunque al Museo avevamo appuntamento con un amico niuyorchese di Sabrina, Richard, Riccardo, dall'italiano al sapor di americano..
Anche questa è stata una gran esperienza: abbiamo apprezzato la sua ospitalità generosa che doveva però scontrarsi coi limiti della ristorazione locale. Ci ha portati (dopo aver preso il tassì col braccio alzato come veri locali o come nazisti in gita) in un posto di lusso  dove siamo entrati solo perché da lui accompagnati, visto che eravamo  diversamente eleganti. 
  • Il sottoscritto: scarpa da mezzamaratona sformata, calzino bianco al ginocchio e pantalone corto verde scarafaggio con cintura di plastica incorporata. Maglietta di Snoopy coperta all'ultimo da giacchetta comprata al negozio vintage con cappuccio sempre sul capo. 
  • Moglie: sandalo da cammino, e qua mi fermo..
Insomma, pur essendo in un tavolo di lusso con addirittura le candele e con un chef brasileiro estroso, abbiamo scoperto che a fronte di un ingente quantità di dollari, il corrispettivo ammontava a pochi grammi di cibo (pur buono e ben assortito, di cucina quasi molecolare). Il vino te lo facevano assaggiare mescendolo dalla bottiglia, ma poi ti rifilavano una caraffa di manco mezzo litro.
Insomma, per far fronte ai morsi della fame, abbiamo dovuto fermarci al negozio di liquori e comperare tre monoporzioni di squisito rum del Nicaragua e finire la serata a casa di Richard (che aveva pure ospiti ascolani, ma senza olive).
Serata davvero passata come ospiti di riguardo, trattati quasi fossimo VIPs (VEry Important Pigs), con Richard che ci scorta addirittura fino alla metro, con tanto di regalo di due bottiglie di acqua di cocco: insomma, diciamo che New York è un immenso cocktail, agitato e anche shackerato..



..con Richard al liquor store..

..al MoMA: Mo.glie  Mirando Arte..

..Strawberry Fields Forever..


..dal vero è tutto più grande (objects are closer than in the mirror)..

domenica 10 settembre 2017

New York New York - day 6 - September 7, 2017

Giovedì. Che si fa di giovedì a New York?
Prima di tutto si cerca di alzarcisi dall'umile giaciglio. Poi di riprendere conoscenza, e ogni giorno è più dura, sta diventando peggio di un lavoro! Uno sporco lavoro, soprattutto in metro, ma qualcuno lo dovrà pur fare, di mantenere questo luna park sull'isola..

Trattandosi di isola cerchiamo di circumnavigare Manhattan, passando dallo stretto di Magellano, ma ce lo sconsigliano e dirottiamo (verbo pericoloso a queste latitudini) su una escursione in battello. Prima però colazione all'americana in una bettola autentica: pane tostato nel burro e sciroppo d'acero con caffè americano, e per la signora un succo d'arancia frullato con le fragole. Prima di uscire riesco finalmente a scoprire perché le donne vanno sempre in coppia in bagno (vedi foto allegata).
Poi ci imbarchiamo e passiamo due ore a bocca aperta rimirando i grattacieli dall'acqua, e passiamo sotto il ponte di Brooklyn e vicino alla statua della Libertà e poi via via tutti i più famosi edifizi della città più popolosa degli States.
Scendiamo resistendo alla tentazione di comprare le foto che ci hanno fatto contro un muro prima di partire e che poi hanno fotomontato.. 
Irresistibile, nell'epoca in cui tutti hanno almeno due macchine fotografiche a testa, nevvero?

Poi pranzo da urlo (almeno il fegato urlava) dal Ladro dello Street Food presso il Museo di Storia Naturale. 20 $ per delle cose innominabili, ma colpa nostra che dovevamo lasciargliele lì sul banchetto..
Dentro il Museo ci si perde letteralmente, qualcuno perde anche la testa, come la teenager italiana che ha chiesto al su' babbo come hanno fatto ad uccidere gli animali in quelle pose e poi imbalsamarli così? Visto che ci sono enormi scene che riproducono tutti gli ambienti naturali del mondo.. Non abbiamo avuto il cuore di svelare loro che erano manichini iperrealisti in vetroresina..

Poi via di corsa verso l'86° piano dell'Edificio dello Stato dell'Impero (Empire State Building, per gli amici solo Empire, o Empy...). 
Incredibile farsi 80 piani in 2 minuti scarsi (con l'ascensore, servisse specificarlo). Arriviamo su che c'è l'ora blu, ma anche altri 727 turisti (contati io!) radunati lì per il tramonto. Sgomitando e imprecando, lanciando di sotto qualcuno (scelto in base a specifiche nazionalità, tanto va di moda...), facciamo anche delle belle foto, ma correndo anche il rischio che il vento ci porti via.
Sicuramente il rischio non calcolato preventivamente è stato quello del freddo patito.. Qualche giorno si schianta di caldo, altri giorni di freddo, in base a nuvole, venti, e forse anche a come si alza Trump al mattino..

A tal punto si fa anche ora di cena, e con amici scendiamo a Chinatown da Joe's Shanghai e davvero sembra di vedere entrare Bruce Lee da un momento all'altro! Dobbiamo fare la coda, tra​ spazzatura (ricorrente tocco autentico di pittoresca vita cittadina) e autoctoni sospettosi..
Dentro è un po' come essere da Gigi 'er Troione di fantozziana memoria, ma con i camerieri che parlano in cinese (e l'americano lo parlavo meglio io, immodestamente) e i commensali (essendo stati messi in un tavolo da 8) che non sanno fare manco le foto ricordo!
Ordiniamo delle cose a caso (buone, nel loro genere) e usciamo sospinti dalla scopa del ragazzo che ha premura di chiudere (in effetti è già mezzanotte, l'ora in cui le principesse di Chinatown si trasformano in zucche di plastica).
Manca solo di raccontare come Sabrina abbia lodato la mia capacità di orientamento un minuto prima che io facessi prendere la metro in direzione errata a 4 persone...
Tutto il resto è nanna!

..finalmente ci arriviamo a bordo del Titanic..
..è evidente che sono morti di fame i dinosauri, così sciupatini..
..che morte orribile..
..l'ora blu su New York, dall'Empire..
..il bicesso..
..e il quarto? Fotobomber?
..la sala della gente pacifica..

venerdì 8 settembre 2017

New York New York - day 5 - September 6, 2017

Piove a New York. Tempo da museo.
Ieri faceva un caldo assassino, porto uno strato in più? Nahhhh..
Sbagliato! Se tutto è grande qua nella, per l'appunto, Grande Mela, lo è anche l'escursione termica.

Buon per loro che non fanno mai il temutissimo cambio dell'armadio, ma non bene di certo per noi. Freddo polare in metro, quando c'è il sole caldo fuori, freddo quando piove, caldo nei tunnel: chiaro che poi tutti sono raffreddati e che le mamme niuyorchesi obbligano i figlioli a mettere la maglietta della salute..
Inoltre è sempre più dura scendere dal letto, ma non siamo mica in vacanza!, c'è piuttosto da conquistare ogni angoletto turistico.
Oggi Museo Guggenheim. Semplicemente strabiliante. Sembra di camminare tra le pagine di un libro di storia dell'arte moderna e contemporanea. Ci sono i nostri Chagall, e Kandinskij, Modì, Calder, Mirò, Piccassò, e tantissimi turisti che fanno la coda per usare, nel vero senso della parola, l'opera di Cattelan, America..
3 ore volano lì dentro, l'importante è non farsi venire il mal di mare dato dalla struttura concentrica e volare di sotto!
Poi incontriamo anche due fiorentini che non mancano di darci consigli.. Prima o poi doveva succedere.. Sigh..

Alla fine della visita siamo sfiniti, e cerchiamo un posticino dove passare un'oretta senza aria condizionata sparata a mille e magari dalle luci accoglienti e non abbaglianti..
Lo troviamo, è di ispirazione pseudo francese e mangiamo ottime crêpes salate e sfioriamo l'abbiocco postprandiale. Ma non si può riposare in questa città in cui mai ci si ferma, perché abbiamo i biglietti (in piccionaia) per vedere un quarto di finale agli US Open di tennis.
Lo stadio da 23.000 posti, richiudibile, sembra proprio un'astronave atterrata nel Queens ed è immersa in uno sterminato parco. È un'emozione molto forte entrare in uno dei templi del tennis, e a vedere uno dei miti dello sport contemporaneo. Che però è in giornata non proprio brillante e noi siamo attorniati dalla torcida argentina. Il tennis in America, come tutto del resto, è uno spettacolo e tutti cercano di farsi sentire urlando e sbraitando. 
Io vorrei soltanto fermarmi un attimo e pensare ai miti americani della racchetta: Bill Tilden (immortalato anche nella Lolita di Nabokov), Don Budge, Arthur Ashe, fino a Pete Sampras.. E donne grandiose come Billie Jean King, a cui tutto il complesso è dedicato..
Impossible!

Per fortuna che c'è Sabrina che mi rabbonisce mentre ho un moto di odio verso la folla e il tennis stesso e la mia sbadataggine..
La partita finisce quasi a mezzanotte e non come speravamo. E c'è da farsi un viaggio non indifferente verso casa, pigiati come sardine nelle metro. Torniamo a casa alle 2 del mattino e andiamo a comprare la cena (chiamiamola così) da tristi negozi aperti h24 con tristi lavoratori infelici..
È dura la vita in America, ancora non capisco perché tutti ci vogliano venire a emigrare. Ma un motivo di certo ci sarà: the American Dream..

..il dripping dell'action painting del mitico Pollock combina-guai..
..from Guggenheim with love..
..una legend..
..perché no?
..luci a San Siro?