domenica 21 agosto 2022
martedì 12 febbraio 2019
Ultra(s): da Piombino a Baratti - 9 febbraio 2019
Ci sono dei periodi in cui certe parole, certi ragionamenti, costantemente si ripresentano sottoforma di discorsi orecchiati, di libri letti, di foto viste, etc...
Oppure sarà che si è più attenti a certi argomenti e quindi si è più ricettivi.
Sia come sia, nelle ultime settimane “ULTRA” è il leitmotif che percepisco attorno a me.
In realtà, lo è da sempre, lo è per tutti. Lo era per Ulisse che voleva andare ultra le colonne d’Ercole, lo era per Colombo, lo è per tutti coloro che si rifiutano di vivere nel tran tran delle proprie paure. Paure che sono sicurezze, ma a caro prezzo.
In questo periodo il mio Ultra è legato (anche, ma non solo) alla corsa. Ultra come Ultra Trail Running. Da quando, un po’ azzardatamente mi sono iscritto, per seguire mio fratello, alla competizione Ultrabericus: partenza il 16 marzo da Piazza dei Signori, Vicenza, arrivo nello stesso luogo, dopo un anello di 65 km e un dislivello positivo di 2500 m, da fare in un massimo di 13 ore. Possibilmente anche meno.
Fino all’anno scorso il massimo che pensavo di fare erano 21,0975 km: la distanza di una mezza maratona, su asfalto, pochissima pendenza (ovvero allenamenti in sicurezza, su strade frequentate, completo controllo dei carichi di lavoro, a pochissimi chilometri da casa).
Ora mi ritrovo ad allenarmi per ore, su sentieri (trail running = corsa su sterrato), in solitudine, in autosufficienza alimentare (seppure in percorsi comunque vicini alla civiltà: niente sessioni in cima ai vulcani, per capirsi).
È tutto un altro sport, è tutta un’altra filosofia. Altre sfide, altre motivazioni, nuovi stimoli, nuove paure.
Andare ultra, insomma, altrove, fuori dalla propria zona di sicurezza sopratutto per esplorarsi. Non per dimostrare niente a nessuno, ma per capirsi un po’ meglio (si spera).
Senza fare il passo più lungo della gamba, ma alzando sempre un po’ di più l’asticella...
Ultra, ultreya. Un po’ più in là, come l’augurio che ci si scambia sul Cammino di Santiago.
Ok, correre dunque. Ma correre come, cioè con quale spirito? È tutto lì il punto.
Insomma, avevo (ho) bisogno di un’ispirazione. Anzi, di una continua ispirazione e motivazione. Anche se è una cosa che piace, il divano è sempre più allettante (significativo come questo aggettivo abbia in sè la parola "letto")
Qualche settimana fa comprai un libro (e delle cartine topografiche) in una libreria specializzata in viaggi (si chiama On the Road - http://www.ontheroadlibreria.it/ - via Vittorio Emanuele II a Firenze: una bella libreria come dovrebbero essere belle – cioè piene di passione - le librerie).
Un libro dalla bella copertina che ho subito posizionato a decantare nello scaffale dei libri da leggere – in accordo alle mie tendenze Tsundoku.
Poi, come succede, è stato il libro stesso a dirmi: “Ehi, è venuto il momento di leggermi!”.
Non è semplicissimo trovare libri di argomento sportivo scritti bene. Per fortuna questo lo è (Terzani rende bene lo stile colloquiale, suppongo, col quale ha raccolto i racconti di Michele Graglia) e la storia appassiona, senza cadere troppo nell'autocompiacimento, altra trappola mortale per chi scrive di ciò.
La biografia è dunque quella di Michele Graglia, ligure capitato per lavoro a Miami, diventato quasi subito un modello di un certo successo, frequentatore della dolce vita americana (uso eufemismi) fino a quando, alla ricerca di un motivo per vivere (bene) si è imbattutto nella corsa, anzi nelle corse ultra.
E da lì parte tra cadute e ripartenze fino a diventare uno degli ultra runners più conosciuti (e vincenti).
Di questo libro mi rimangono:
- la storia di Fidippide (in una versione che ancora non avevo incontrato)
- ULTRA come andare oltre sè stessi, non per sfida, ma per conoscenza
- l'imperativo di divertirsi anche quando ci si "allena", o come dice qualcun altro, "io non mi alleno, io corro"
- la cura per l'aspetto mentale
- la cura per i dettagli (promemoria: senza diventare un fissato)
- la riconoscenza per chi ti è accanto e ti sostiene, riconoscere chi non ti sostiene e il perché, spesso non lo fanno apposta
E Madre Natura ripaga spesso, e volentieri. Da Piombino a Baratti e ritorno, lungo la via dei Cavalleggeri e i vari sentieri collegati, cercando di collegarmi alla natura, a me stesso, al fisico, alla mente...
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| ..Cala San Quirico.. |
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| ..alle volte anche ci si perde e i sentieri finiscono: non è una vergogna tornare sui propri passi.. |
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| ..Santa Croce.. |
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| ..San Quirico.. |
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| ..promontorio di Punta Falcone, blu con vela.. |
E la cosa bella è che non solo l'allenamento, ma anche lo spirito determinano la tua fatica: insomma, c'è ancora voglia di una passeggiata al tramonto..
giovedì 15 novembre 2018
Vita da Rider - Firenze, ottobre 2018
Alcuni
hanno preferito non farsi fotografare o più in generale, chiaccherare, altri non
hanno avuto molti problemi. Tutti sono però, comprensibilmente, un pochino
“sospettosi”. D’altra parte fanno un lavoro in cui si trovano continuamente in
mezzo alla gente, per gran parte del tempo sono soli, e non hanno ancora un’organizzazione alle spalle solida. Un po’ perché il settore è
relativamente giovane (Deliveroo è stata fondata in Inghilterra nel 2013), un
po’ perché il rapporto è grandemente basato sulla distanza/vicinanza digitale, con i
suoi pro e i suoi contro.
In effetti, mentre attendevo il ritiro
di un sacchetto di cibo da consegnare, mi è capitato di ascoltare la cameriera di una nota catena, in centro, parlare in un inglese molto molto fluente.
Una conferma in più, se ce ne fosse
bisogno, che sapere una lingua straniera, e magari avere una laurea, al giorno
d’oggi è condizione necessaria ma non sufficiente per trovare lavoro, anche in
questo settore.
Un altro ragazzo italiano invece
ammette: sono gli stranieri che generalmente lavorano con Glovo (che ha da poco
acquistato la filiale italiana di Foodora) anche se pagano meno e le condizioni
sono peggiori. Inoltre qualcuno alle volte rifiuta delle consegne (un’opzione
che può comunque essere esercitata) se magari la distanza è troppa da fare in
bici, tanto c’è sempre qualcuno disposto a fare diversi chilometri per qualche soldo
in più.
Quasi tutti coloro con cui ho parlato
fanno questa attività a tempo pieno. Questo significa che in alcune giornate
(di 8-9 ore di lavoro: più consegni più guadagni) c’è chi si fa anche 40 km.
Alle volte, mi confidano, arrivi a casa e ti riposi un’ora e poi vai di filato
a letto. Il giorno dopo, porti la figliola a scuola, pedali, e sei di nuovo
cotto e pronto per dormire. Non parliamo di quando c’è brutto tempo.
Certo, ogni mestiere ha le sue
magagne, mi chiedo solo quanto a lungo uno possa fare questa vita. Alla fine di
sole tre o quattro ore di bici il mio fondoschiena reclamava almeno una
tregua ed ero quasi frastornato dal traffico...
Un altro, non più giovanissimo, mi ha
raccontato che era partito con una bici da città come la mia. Arrivava a casa
morto sfinito. Quindi ha prima preso una bici un po’ più ammortizzata, ora ha
una mountain bike che tiene sempre accanto a sé, assicura sempre con una catena
e ha un dispositivo gps in caso di furto.
Questo gli ha facilitato la vita, ma di certo c’è ancora molta strada da fare
per assicurare a questi lavoratori non solo tutta una serie di assicurazioni e
legislazioni da parte delle società o dello Stato stesso, ma anche un riconoscimento
sociale adeguato ai tempi.
lunedì 22 ottobre 2018
Vigolana Marathon Trail - 13 ottobre 2018
Pazzia.
Letteralmente pazzia.
Così
dicevano ogni qualvolta raccontavo e spiegavo questa idea.
L'idea
cioè di farmi coinvolgere da mio fratello e seguirlo in uno dei suoi trail.
Io
che al massimo ho fatto 21km su strada e che vivo in città e senza macchina,
dove cappero vado ad allenarmi?
Io
che: e il tempo per allenarmi?
Io
che comunque sono il primo a considerarla una pazzia..
Comunque
a marzo ci iscriviamo per la marathon trail di Vigolana, 42 km da farsi il 13
ottobre 2018. Ok, ma dov'è Vigolana? O meglio, cos'è Vigolana? Scopro infine
che è un altopiano e che si trova in Trentino.
Bene,
sappiamo il dove e il quando. Manca il perché e il come..
Già,
perché? Domanda ricorrente nei mesi che mi hanno separato da quello che via via
è diventato un chiodo fisso che cerchi di ignorare, ma che è lì, in sottofondo,
in un misto di attrazione, paura e repulsione.
E
difatti passano i mesi e tu cerchi di non pensarci, e nel frattempo di
prepararti comunque. Psicologicamente (a fare una maratona e a farla in mezzo a boschi
con un dislivello di oltre 2000 metri), fisicamente (e vai a correre il più
possibile verso l'alto), e tecnologicamente (zaino - ma come, devo correre con
uno zaino in spalla??? -, e scarpe, e poi bastoncini, e l'alimentazione, e poi
fischietti, mantelline, bicchieri e manca solo una pistola lancia razzi, e una
muta da cani, no?).
Le
ultime settimane sono state davvero interessanti dal punto di vista psichico. Non
essendo riuscito ad allenarmi neanche come sommariamente programmato, la paura e
addirittura lo stress, l'ansia da prestazione e il terrore della prima volta
hanno raggiunto livelli tra il comico e il grottesco. Tipo preparare le scarpe
tre giorni prima, alzarsi di notte avendo avuto l'incubo di inciampare in una
radice in discesa, oppure avvertire dolorini che ti fanno dire, tra lo
speranzoso e il finto dispiaciuto: "ecco, ora dovrò dare forfait"...
E
invece i giorni passano e il gran giorno si avvicina, e comunque c'è da organizzare
tutto, compresa la trasferta, l'alloggio, spostamenti, etc...
E
tu fai finta di niente, come se l'indomani andassi come sempre al lavoro..
E
invece..
Invece
dormi poco, hai il terrore di non sentire la sveglia, ti massaggi di continuo
le zone più a rischio e ricontrolli cento volte lo zainetto e le varie scorte
alimentari, addormentandoti con il mantra "male che vada mi ritiro, male
che vada mi ritiro"..
Poi
suona la sveglia e scopri che è una giornata bellissima, che fa fresco ma non
freddo, che alla punzonatura (parola appena entrata nel tuo vocabolario) e al
controllo dei materiali tutti sono rilassati anche se si sente una strana
energia nell'aria. Un misto di eccitazione, frenesia e gioia (con un pizzico di
preoccupazione varia).
Poi
partiamo (orgogliosamente ultimi) e in men che non si dica ci ritroviamo sopra
le nuvole, a contemplare l'alba, e tutto acquista una senso e un perché. Il
perché dell'Estetica, che dà significato al vivere: il perché che non ha una risposta tangibile.
L'obiettivo
comunque è quello di arrivare in fondo senza farsi male e godendo della fatica,
del paesaggio, della natura rigenerante.
E
così facciamo, ci fermiamo addirittura a fare le foto, a cambiarci le
magliette, a parlare con i fantastici volontari.
Andiamo
insomma al di là della fatica, al di là dei blocchi mentali e in
"sole" 6 ore riabbracciamo le mogli (che nel frattempo si sono fatte
una bella passeggiata) e pastasciutta e birra..
Insomma,
l'inizio perfetto per addentrarsi nel più autentico Spirito Trail.
martedì 25 settembre 2018
Sasso di Ca..stro - 15 settembre 2018
Sabato 15 settembre 2018 è andata in scena l'eterna lotta tra il Letto e la Natura.
La Natura matrigna chiama, ma non è poi così difficile resistervi, se hai un buon letto, comodo, non fa troppo caldo, ed è pure l'agognato fine di settimana... E invece ci si alza forzando la nostra natura per immergercisi nella Natura stessa. Pensiero contorto, ma che alla fine produce qualche risultato non certo insperato.
In realtà è stato il solo pensiero di poter vedere IL MUFLONE ad alzarci dal letto: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Muflone (ricordiamo che il muflone mangia principalmente l'erba e qualche volta se la fuma. Si nutre anche di bacche, radici, insetti e stracchino. Adora la Pepsi cola. E forse per questo non ci è stato dato modo di vederlo. Anche perché è stato immesso nel 1975 e poi chi l'ha più ritrovato!).
Con la ormai fidata guida de Le Vie Narranti abbiamo comunque visto mirabolanti cose accadere, a partire da come si scroccano caffè in sperdute località di montagna, a come le moto possano farti girare le scatole (che, ricordiamo, sono quadrate, o comunque poliedriche e dalle mille sfaccettature) molto più velocemente delle loro ruote motrici.
La Natura matrigna chiama, ma non è poi così difficile resistervi, se hai un buon letto, comodo, non fa troppo caldo, ed è pure l'agognato fine di settimana... E invece ci si alza forzando la nostra natura per immergercisi nella Natura stessa. Pensiero contorto, ma che alla fine produce qualche risultato non certo insperato.
In realtà è stato il solo pensiero di poter vedere IL MUFLONE ad alzarci dal letto: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Muflone (ricordiamo che il muflone mangia principalmente l'erba e qualche volta se la fuma. Si nutre anche di bacche, radici, insetti e stracchino. Adora la Pepsi cola. E forse per questo non ci è stato dato modo di vederlo. Anche perché è stato immesso nel 1975 e poi chi l'ha più ritrovato!).
Con la ormai fidata guida de Le Vie Narranti abbiamo comunque visto mirabolanti cose accadere, a partire da come si scroccano caffè in sperdute località di montagna, a come le moto possano farti girare le scatole (che, ricordiamo, sono quadrate, o comunque poliedriche e dalle mille sfaccettature) molto più velocemente delle loro ruote motrici.
Alcuni contributi fotografici:
| Cave cavam. |
| Lassù dove osano i golden retriever... |
| Ammazza di tamburo! |
| Televisione campagnuola... |
| ..pomeriggio di luci e ombre.. |
| ..raro esemplare di Mandragora stellosa delle campagne rivierasche boschive d'alta quota.. |
| ..o di chi ne fa le felci. |
| ..magilla gorilla.. |
| ..a me ricorda una corona di alloro, boh... L'albero laureato? |
| ..la mora con la more: morositas! |
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