venerdì 28 marzo 2014

Piove sempre sull’asfalto bagnato

Un romanzo di formazione pluviale. Benvenuti alla nuova rubrica di consigli per la lettura durevole nel breve, ma anche lungo, tempo di una giornata.


Quello che più colpisce in questo breve, ma anche lungo, romanzo romanzato, è la persistenza durevole dell’odore del bitume che pervade dall’inizio alla fine le pagine scure e chiare del libro. L’autore, giovane penna già dal glorioso passato, insiste pervicacemente sulle pozze e sul loro cangevole umore. 
Seguendo la sempre verde - e mai inutilmente abusata – massima flaubertiana del “feci quod potui non ut volui”, saremo circonfusi dall’aurea rotonda e spessa del convincimento del protagonista che persegue con notevole mollezza morale la propria discesa al Paradiso. “Solo chi non si ribella alla virtù” – citiamo la succosa frase d’introspezione introduttiva – “lascia la vecchia strada per la nuova, sapendo cosa lascia, ma non quel che trova”.
Guidati da questa bussola di pensiero, ci si barcamena nei meandri insoliti di emozioni latenti, chiamiamole così, se vogliamo. Dove il più e il meno si attraggono come poli invertiti, come se il più fosse meno e il meno fosse più, creando una corrente alternata, che ora va e che ora viene, come una marea danzante di parole e lettere d’inchiostro nere; nere come l’asfalto bagnato.


Musica d’accompagnamento consigliata: The House of the Rising Sun – The Animals


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